Che Fine ha Fatto La Strada "Braie" di Sanremo?

Sanremo, il 12 aprile 2017, il M5S ha presentato un’interrogazione urgente in Consiglio Comunale.

I cittadini della vallata hanno interpellato varie autorità per comprendere chi avesse ricoperto di terra e reso inagibile la strada comunale denominata Braie che, da sopra le attuali Carceri di Via Armea, attraversava in verticale tutta la zona di quello che oggi è divenuto un piazzale in località Ciuvin.
Si domandava, nell’interrogazione, se fossero state date delle autorizzazioni per cancellare quella strada comunale assolutamente utile per i residenti, residenti che ora sono costretti ad utilizzare un’altra strada che non è in grado di garantire i limiti minimi di sicurezza.
Il M5S chiedeva inoltre di ripristinare al più presto la strada comunale che riporterebbe in sicurezza il transito dei veicoli.

Dalla risposta ottenuta in Consiglio Comunale si evince che Nella vicenda emergono situazioni inquietanti anche e soprattutto sotto il profilo amministrativo e del rispetto della legalità.

Il M5S Sanremo si è rivolto al Dottor Marco Grondacci, giurista ambientale, che ha preparato il seguente parere in merito:
“La prima questione è quella dell’accumulo delle terre e rocce di scavo prima causa della interruzione di una strada comunale quindi pubblica.
Il fatto che, come si afferma nella risposta della Amministrazione Comunale all’interrogazione del M5S Sanremo, ci siano state ordinanze che ne hanno imposto lo stoccaggio non appare sufficiente e coerente con la normativa vigente all’epoca di dette ordinanze ma soprattutto con quella attuale.
All’epoca delle ordinanza era già in vigore la normativa sui rifiuti che classificava le terre e rocce di scavo come rifiuti quindi per anni si è permessa una discarica abusiva in zona pubblica.
Più recentemente la normativa sulle terre e rocce di scavo è cambiato de classificandola (a certe condizioni) dalla definizione di rifiuto. Ma il fatto che non siano più rifiuti non significa che possano essere stoccati all’infinito tanto più in un area pubblica interrompendo la viabilità pubblica. Infatti lo stoccaggio è strettamente legato al Piano di Utilizzo che ovviamente nel caso in esame non è mai stato presentato. Se non c’è utilizzo e piano di utilizzo allora le terre e rocce di scavo tornano ad essere classificate come rifiuti.
Quindi nel caso in esame siamo di fronte ad una discarica abusiva reiterata nel tempo. Si tratta di un reato sanzionato dall’articolo 256 del Codice dell’Ambiente, ma visto il perdurare dello stoccaggio si potrebbero ipotizzare reati ambientali anche più gravi come quello di inquinamento senza considerare il comportamento omissivo di chi avrebbe dovuto verificare quanto sopra esposto.
Relativamente alla occupazione abusiva della strada pubblica occorre dire che il Sindaco con ordinanza può ordinare il ripristino dell’accesso pubblico e comunque detta occupazione è reato ai sensi dell’articolo 633 del codice penale.
Senza considerare che per i depositi come quello in esame il codice della strada (articolo 21) chiede che vengano autorizzati esplicitamente dalle autorità competenti ma soprattutto che questo deposito garantisca comunque la fluidità del traffico mentre nel caso in esame per anni i cittadini interessati sono stati costretti ad usare una viabilità alternativa molto disagevole e pericolosa.
Il dottor Marco Grondacci conclude affermando - Quello sopra descritto è il reale quadro giuridico amministrativo in cui deve essere collocato il caso in esame e non pare che tutto questo sia stato fino ad ora tenuto nella dovuta considerazione dalla stessa Amministrazione Comunale sia presente che, soprattutto, passate. “

di Ezio Trucco

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